I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

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Italiani brava gente?” è un libro di Angelo Del Boca, Edizioni  Neri Pozza, che  distrugge un mito e tocca le coscienze: vengono infatti presentate e documentate tutte le stragi commesse dai nostri armati, le sanguinarie repressioni, roba da far impallidire quelle naziste, che  nell’800 hanno visto i piemontesi in azione al Sud contro  “il brigantaggio”; poi i militari  in Cina  per la rivolta dei boxer, in Libia dove abbiamo fatto veri  massacri, in Etiopia, con un Mussolini scatenato dopo un attentato a Graziani, dove sono stati fucilati anche  500 tra sacerdoti  e seminaristi cristiani copti, infine la Slovenia.

Celebrare la memoria del martirio di migliaia di  triestini, di giuliani dalmati e  istriani,  ricordare  il dramma dei profughi è un dovere, è vera solidarietà, ma è  anche un atto riparatorio.  Il loro sacrificio ci impegna a non venire mai meno alla civiltà dell’amore per il prossimo, a negare qualsiasi spazio alla violenza e ai deliri di potere che portano alla guerra.

Angelo Del Boca (Novara, 23 maggio 1925) è uno storico, giornalista e scrittore italiano, considerato il maggiore storico del colonialismo italiano. È stato il primo studioso italiano ad occuparsi della ricostruzione critica e sistematica della storia politico-militare dell'espansione italiana in Africa orientale e in Libia, e primo fra gli storici a denunciare i numerosi crimini di guerra compiuti dalle truppe italiane durante le guerre coloniali fasciste. Vive a Torino e dirige la rivista di storia contemporanea I sentieri della ricerca.

 

Biografia

Figlio di Giacomo (nato nel 1878, albergatore richiamato in servizio sul fronte dell'Isonzo e in Trentino sul monte Corno) e Rosa Silvestri (originaria di Rovereto sulla Secchia), Angelo Del Boca fu costretto ad arruolarsi nella Repubblica Sociale Italiana, al fine di scongiurare l'arresto del padre. Venne quindi inviato in Germania per l'addestramento e assegnato alla divisione alpina Monterosa, dalla quale poi disertò una volta rientrato in Italia nell'estate 1944. Prese quindi parte alla Resistenza, entrando a far parte della 7ª brigata alpina della 1ª divisione Giustizia e Libertà "Piacenza". Durante la guerra conobbe l'infermiera Maria Teresa Maestri, che sposò nel 1947 e da cui ha avuto i figli Alessandra (economista e seconda moglie di Riccardo Chiaberge), Daniela (economista) e Davide (regista). Dopo la morte di Maria Teresa, si è sposato con Paola Zoli da cui nel 1991 è nata Ilaria. I suoi trascorsi nella resistenza saranno poi raccolti nel volume Nella notte ci guidano le stelle in cui descrive la paura dei rastrellamenti, degli incendi dei paesi, della violenza delle truppe nazi-fasciste, rivelando in un passaggio nel volume tutte le inquietudini di un adolescente: «Combatto non per la Patria ma per rivedere il volto di mia madre»

Nel dopoguerra, Del Boca si iscrisse al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP)[6] e iniziò a scrivere libri di memorie (tra cui la raccolta di racconti Dentro mi è nato l'uomo) e articoli giornalistici, divenendo redattore capo del settimanale socialista Il Lavoratore di Novara. In seguito divenne inviato speciale della Gazzetta del Popolo e de Il Giorno di Enrico Mattei (direttore Italo Pietra). Nel 1981, con l'avvento di Bettino Craxi, Angelo Del Boca decise di abbandonare Il Giorno e il Partito Socialista Italiano. Dopo aver smesso i panni del giornalista e caporedattore, Del Boca si concentrò sullo studio del passato coloniale italiano che gli hanno permesso di realizzare numerosi libri, pubblicati da importanti case editrici come Laterza, Feltrinelli, Bompiani, Neri Pozza e Mondadori, sulla guerra di aggressione del fascismo di Benito Mussolini in Africa Orientale e sulla riconquista della Libia, denunciando per la prima volta l'utilizzo, da parte italiana, dei gas contro i membri della resistenza e la popolazione dell'Africa. Tra il 1976 e il 1984 pubblica la sua opera più importante e famosa suddivisa in quattro volumi Gli italiani in Africa orientale, alla quale seguì nel 1986 la storia del colonialismo in Libia descritta nei due volumi Gli italiani in Libia. A queste due importantissime opere seguirono diversi volumi, i più significativi dei quali si possono ricordare L'Africa nella coscienza degli italiani del 1992, la biografia di Hailé Selassié Il negus. Vita e morte dell'ultimo re dei re del 1995 I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d'Etiopia del 1996. Nel 1998 ebbe la possibilità di incontrare nel deserto il leader libico Muammar Gheddafi, e il lungo colloquio si tradusse nel volume Gheddafi. Una sfida dal deserto, come ebbe anni prima la possibilità di conoscere e stimare il Negus Hailé Selassié e poter accedere ai suoi archivi. Nel 2005 uscì uno dei maggiori successi editoriali, Italiani, brava gente? in cui vennero narrati i maggiori crimini italiani dal 1861, la soppressione del brigantaggio, la ribellione dei Boxer, i crimini in Libia ed Etiopia, la guerra d'occupazione nei Balcani, il collaborazionismo della RSI nelle deportazioni, dimostrando ancora una volta che il mito degli "italiani brava gente", incapaci di crudeli atrocità, è smentito dalla storiografia. Del Boca però si è sempre detto consapevole che «gli italiani non sono peggio degli altri. Sono al livello di inglesi, portoghesi, spagnoli e di tutti coloro che hanno commesso grandi genocidi laddove sono andati a fare conquiste»

Nel 2008 ha pubblicato la sua autobiografia Il mio Novecento: biografia di un giornalista e di un intellettuale rigoroso, in cui ripercorre tutta la sua vita intrecciando quella della sua generazione, una generazione che, con gente come lui, ha fatto l'Italia democratica e repubblicana e, insieme, di tanti uomini in tante parti del mondo. Ultimo importante lavoro in ordine temporale è Nella notte ci guidano le stelle: La mia storia partigiana, con chiaro riferimento nel titolo ad un verso della famosa canzone partigiana Fischia il vento, pubblicato da Mondadori nel 2015.

Caso non eccezionale di giornalista diventato storico autodidatta, ha ricevuto (a settantacinque anni compiuti) una laurea honoris causa nel 2002 da parte dell'Università degli Studi di Torino a cui poi si aggiunse anche una medesima iniziativa da parte dell'Università di Lucerna. Nel luglio del 2014 anche l'Università di Addis Abeba gli conferì una laurea honoris causa in Storia africana, rendendo Del Boca il primo italiano e il primo europeo ad ottenere tale riconoscimento dall'Etiopia dopo la seconda guerra mondiale, riconoscimento dovuto all'ammirazione dimostrata dei confronti dell'imperatore etiopico, del quale Del Boca in Il Negus, vita e morte dell’ultimo Re dei Re, scrive entusiasticamente: «Qualunque sia il guidizio finale su Hailè Selassiè, la sua figura merita rispetto e considerazione. È impossibile provare un senso di grande ammirazione e di riconoscenza verso l’uomo che il 30 giugno 1936, dalla tribuna ginevrina della Società delle Nazioni, denunciava al mondo i crimini del fascismo e avvertiva che l’Etiopia non sarebbe stata che la prima vittima di quella funesta ideologia. Per questo suo messaggio, malauguratamente non ascoltato, gli siamo un po' tutti debitori.» A proposito di questa stima, anni dopo in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera venne riportata una dichiarazione dello stesso Del Boca in cui manifesta che egli abbia inteso ricostruire «soprattutto le nostre responsabilità di Paese cosiddetto civile rispetto a popolazioni che avevamo aggredito con estrema violenza», evidenziando come appunto avesse «una enorme ammirazione per il negus Hailé Selassié e questo mi confortava nell'idea che bisognava evidenziare in primo luogo i crimini italiani».