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In memoria del Vicequestore Vittorio Padovani
Il trentennale della riforma della Polizia
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Vittime del Terrorismo e dell'Eversione
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17 Dicembre 2011 – ore 15 – in via Padovani a Sesto San Giovanni, 35° Anniversario di V. Padovani deposizione corona e ore 15.30 intitolazione dei giardini a S. Bazzega

Per non dimenticare

Vicequestore Vittorio PadovaniL’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo ringrazia il Comune di Sesto S. Giovanni per la deposizione della corona e di una targa  in memoria del Vicequestore Vittorio Padovani e per l’intitolazione dei giardini in memoria del Maresciallo Sergio Bazzega, uccisi 35 anni fa, nel conflitto a fuoco col terrorista Walter Alasia.
Oggi il Comune  salda il suo debito di  riconoscenza nei confronti di due caduti delle Forze dell’Ordine, che già sono stati insigniti della Medaglia d’Oro alla memoria. Qui in via Padovani, alla presenza delle tre figlie: Elisabetta, Alberta, Maria Vittoria e del figlio Tommaso, che ha rinviato il suo rientro in Brasile, celebriamo un giorno di festa non di lutto.
Ricostruiamo la figura di Padovani  che è punto di partenza per approfondirne  personalità,  lavoro, idee,  senso dell’ impegno, esempio di padre di famiglia: uomo comune, eroe della quotidianità. Egli  continua a vivere e parlarci, per conoscere e approfondire la storia dei fatti criminosi ed eversivi; per educare i giovani alla legalità e al rifiuto della violenza; per costruire un sentimento di cittadinanza maturo, critico, consapevole.
Quest’anno, però, ricorre  il “Trentennale” della nascita del Sindacato Unitario di Polizia con legge istitutiva n.121 del 1° aprile 1981. Fu una grande conquista del Movimento dei Poliziotti Democratici, che hanno lottato per la smilitarizzazione, la nascita del loro Sindacato e il diritto di sciopero.  
Il Vicequestore Padovani, un emiliano di Modena e il Maresciallo Bazzega, un friulano di Gemona, con coraggio e lealtà, si affiancarono ai primi poliziotti “carbonari” e  lottarono, con molti colleghi meridionali, per l’abolizione del codice militare,  la democratizzazione delle Forze di Polizia e la libertà sindacale.
Padovani è nato a Modena il 1° Marzo del 1929 e, dopo avere sposato la moglie Mirella, ebbe 4 figli. A solo 8 anni  si trovò orfano di madre e affrontò le difficoltà della vita. Adolescente frequentò il Liceo classico e la sua profonda conoscenza del latino e del greco antico, appresi dal padre, gli salvò la vita. A 16 anni, durante la seconda guerra mondiale, nel corso di un rastrellamento nazista,  fu incarcerato in attesa di essere fucilato e fu fatto fuggire da un ufficiale delle SS, che si convinse che era di fronte ad un bravo studente.
Durante gli studi  universitari di Giurisprudenza prese parte a numerose gare sportive di atletica nei campionati universitari, vincendo medaglie. Era un uomo di profonda umanità ed altruismo. La sua sensibilità era rivolta anche verso gli animali tant’è che l’Ente Nazionale della Protezione Animali gli conferì una medaglia ad honorem.
Ottenuta la laurea, fece il concorso di Pubblica Sicurezza, classificandosi al primo posto. Dal 1953 al 1968, per ben 15 anni, prestò servizio alla Questura di Bologna e, dopo una breve  parentesi di  servizio a Lucca, fu trasferito prima ad Imola, poi  a Bressanone, ove restò per 2 anni.

Dal 1971 - al 1974 passò alla Questura di Milano e dal 1974 al  1976 fu Vicequestore a Sesto San Giovanni, dove rimase fino al tragico conflitto a fuoco  del 15 dicembre 1976, quando Padovani fu mortalmente ferito nel tentativo di arrestare   il terrorista Walter Alasia.
Giorno tragico quel lontano 15 dicembre di 35 anni fa, per la morte di due poliziotti e anche per l’uccisione di un giovane di 21 anni, al quale non può mancare la nostra umana pietà!
Sino a tutti gli anni ’70, i Poliziotti  affrontarono un realtà storica difficile e contraddittoria . Erano anni carichi di tensioni, di conflitti sociali, di scontro politico, di violenza terroristica organizzata con l’eversione di estrema destra e la rivoluzione dell’estrema sinistra.
Era duro sentirsi addosso lo sguardo sprezzante e rabbioso dei dimostranti, che urlavano “sbirri, servi del padrone; PS = SS; attenti poliziotti è arrivata la P38; più vedove, più orfani, più sbirri morti, l’unico tricolore da onorare è quello sulle vostre bare e, in tempi più recenti, 10, 100, 1000 Nassiryia;  10, 100, 1000 Raciti e Biagi boia non pedala più”.
E  le monetine lanciate sul viso dei poliziotti bruciavano come profonde ferite dell’animo! Quanta carica di violenza hanno vissuto i poliziotti negli anni di piombo. Quanto carica di violenza inaccettabile e delirio di distruttiva onnipotenza subiscono oggi con la criminale guerriglia e l’assalto di delinquenti incappucciati: Black Bloc e altri professionisti della violenza, che si infiltrano in manifestazioni pacifiche dei “No Tav, degli Indignati, dei cortei studenteschi”.
 Oggi le  cause di disperazione sociale e di marginalità possono prestarsi a strumentali forme di sovversione, o peggio, alimentare il mai sopito rischio di terrorismo, perciò diciamo no alla violenza, ai  rituali di: barricate, distruzioni, roghi, scontri, lanci di bombe carte o molotov, uso di spranghe e sassaiole.
Siamo solidali con le Forze dell’Ordine, che sono lavoratori malpagati e svolgono il loro dovere di garantire la sicurezza,  senza dimenticare l’elevato contributo di sangue versato nella lotta al terrorismo con ben  119  poliziotti morti e  557 feriti e gli oltre 300 caduti nell’esercizio del loro dovere nella lotta contro la criminalità organizzata e quella comune.
La Costituzione Italiana assegna alle Forze dell’Ordine il ruolo di garantire fiducia e sicurezza. Padovani rivive nella memoria collettiva di  Sesto San Giovanni in un ideale abbraccio fra quanti hanno lottato  per Liberazione dell’Italia dal fascismo e quanti sono caduti a difesa dello Ordinamento costituzionale e repubblicano del nostro Stato Democratico.
La memoria vince sia l’indifferenza dei vivi, sia il silenzio della morte.
La nostra Associazione  guarda al domani e passa il testimone alle nuove generazioni, com’è avvenuto in mattinata con il commovente ed istruttivo incontro di Giorgio Bazzega con gli studenti sestesi delle V delle scuole medie superiori.
I percorsi della memoria ci aiutano a darci gioia e  speranza per elaborare il lutto, con una felice narrazione per costruire e sfidare il futuro. Vittorio Padovani e Sergio Bazzega continueranno a rivivere in questa via e in questo giardino a loro dedicati, in mezzo alla gente comune di questa grande quartiere popolare di Sesto San Giovanni.  
La Sesto civile e democratica  ricorda  le sue vittime del terrorismo, eroi della quotidianità: Renato Briano, Manfredo Mazzanti, Sergio Bazzega e Vittorio Padovani e si stringe ai familiari dei caduti qui presenti.