I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Storia :: Storia nazionale :: Giornali della Resistenza - La politica e i partiti
Indice
Giornali della Resistenza
Idee forza in una grande guerra di popolo
Il problema del potere
La politica e i partiti
La corruzione e il Risorgimento morale
Le donne: si apre un'epoca nuova
Altri argomenti di riflessione
Indice alfabetico dei periodici clandestini della Resistenza Italiana
Indice cronologico dei periodici clandestini
Tutte le pagine

La politica e i partiti sono un cruccio sempre presenti nelle rif1essioni di chi da una parte imbracciava mitra e pistole e dall'altra pensava al futuro dell'Italia. Il Guerrigliero, giornale delle brigate G. Mazzini (dicembre 1944), scriveva con grande: chiarezza: "Se riconsideriamo con spregiudicata franchezza lo stato d'animo del popolo italiano considerato nella sua generalità dobbiamo riconoscere che in esso vi è una specie di avversione per tutti i partiti. E questa avversione potrebbe avere anche una giustificazione o almeno una spiegazione se fosse conseguenza del disorientamento creato negli spiriti da tante drammatiche vicende e dalle non sempre cristalline esperienze del passato. Ma è purtroppo ch'essa corrisponde alla inveterata abitudine di considerare la politica come cosa superflua alle essenziali necessità della vita e faccenda pertanto che può interessare soltanto chi ha tempo da perdere od aspira a pubblica notorietài". Per Gioventù d'azione, organo della federazione giovanile del partito d'azione, edizione piemontese, settembre 1944: "I partiti sono l'espressione organica d'ideali e d'interesse diversi: come annullarli senz'avere ridotto prima tutti gli uomini ad un'unico tipo e ad un unico modo di vivere e di pensare? Libertà ed esistenza dei partiti sono una cosa sola, perchè senza i partiti i cittadini non potrebbero esprimere e difendere adeguatamente le loro convinzioni politiche, e gli organismi rappresentativi fallirebbero in una spaventosa anarchia... Rinunciare oggi alla politica significherebbe preparare per domani un ibrido compromesso in cui si salverebbero le forze più putride e pericolose per la rinascita, favorire la corruzione, il prevalere di clientele personali, i trucchi elettoralistici dei più scaltri parlamentari, rinunciare all'indispensabile rinnovamento della vita politica italiana, impedendo la maturazione delle forze nuove"

La libertà (Risorgimento liberale), gennaio 1945: "Riconosciuta necessaria l'esistenza dei partiti, occorre però ancora che essi possiedano quella "virtù e consistenza morale", quella
"volontà del bene comune" e che ad esse si conformino, sia nella loro struttura interna, sia nei rapporti con gli altri partiti, nell'esercizio del potere e in quello dell'opposizione. Condizione preliminare ci sembra il massimo rispetto del pensiero altrui, non escluso quello dei propri aderenti. Pur essendo indubbiamente necessaria una certa disciplina ed unità direttiva per assicurare la coesione di ogni partito, non crediamo che in regime di libertà i partiti possano assumere carattere dittatorio nella loro organizzazione interna.
Riteniamo che gli iscritti ad un partito debbano sacrificare alle decisioni di esso il proprio giudizio di opportunità, non mai la propria coscienza. Quando quest'ultima possibilità si presentasse, riteniamo che l'iscritto abbia il diritto e il dovere di manifestare il proprio dissenso, salvo, verificandosi una grave incompatibilità, il suo allontanamento spontaneo
o coatto del partito, ma senza perciò incorrere, secondo il costume fascista, nell'accusa di indegnità, di tradimento o di spergiuro. Chi obbedisce all'imperativo della coscienza compie sempre atto degno e leale".