I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Storia :: Storia nazionale :: Giornali della Resistenza - Il problema del potere
Indice
Giornali della Resistenza
Idee forza in una grande guerra di popolo
Il problema del potere
La politica e i partiti
La corruzione e il Risorgimento morale
Le donne: si apre un'epoca nuova
Altri argomenti di riflessione
Indice alfabetico dei periodici clandestini della Resistenza Italiana
Indice cronologico dei periodici clandestini
Tutte le pagine

Il problema del potere si pose con molta immediatezza e chiarezza nei giornali più politicizzati della Resistenza e su questo tema apparvero con tutta evidenza le discriminanti tra le forze politiche. Problemi se ne posero subito a livello locale e a livello nazionale. Nella gestione delle città, dei piccoli come dei grandi centri, appena i partigiani arrivavano e liberavano un paese sorgevano i problemi relativi alla costituzione ed al consolidamento di un'amministrazione popolare. Il Comune, organo dell'associazione dei lavoratori degli enti locali, il 15 novembre 1944, sottolineava: "Occorre che rinasca nel popolo italiano l'interesse per i problemi della politica, problemi che sono stati tanto negletti in questi ultimi tempi di indifferenza e di irresponsabilità. A chi infatti potevano interessare cose sottratte ad ogni possibilità di discussione e di critica, argomenti nei quali era evidente la scoraggiante certezza che ogni sforzo di intelligenza sarebbe stato vano e anzi pericoloso? Ma ora dobbiamo scrollarci di dosso queste inerzie e preparare il cervello al suo lavuro e fornirci di un certo bagaglio di idee libere e fresche. Cominciamo con una delle questioni più interessanti, quella del decentramento amministrativo". Ma ritorniamo ai temi più generali. L'Avanti del 19 ottobre 1943, edizione romana, a fianco delle deliberazioni del Comitato di Liberazione Nazionale e della direzione del Partito socialista italiano di unità proletaria che rifiutavano di condurre la guerra di liberazione sotto l'egida del governo costituito dal re e da Badoglio, pose il problema del potere: "Il rifiuto nostro a collaborare col re e con Badoglio, il rifiuto più significativo del Comitato di liberazione nazionale, non sono atti faziosi dettati da rancori del passato, ma sono ispirati dall'amore del paese e dalla volontà di aprire alla nazione le vie della riscossa e della rinascita. Il problema del potere, il problema cioè della direzione politica e tecnica della lotta contro gli invasori e contro i complici degli invasori, non comporta altra soluzione che la formazione di un governo provvisorio di salute pubblica, il quale, nella sospensione di tutti i passati poteri costituzionali e delle prerogative regie, unisca gli italiani contro il nemico di fuori e quello di dentro e prepari le condizioni politiche e sociali per la convocazione della Costituente del Popolo, chiamata a sanzionare la responsabilità del passato ed a gettare le basi della nuova Democrazia italiana". Per Giustizia e libertà, organo veneto del partito d'azione, 10 giugno 1944: "La lotta per il nuovo governo italiano: il Partito d'azione avrebbe voluto impostarla subito in modo rivoluzionario, come lotta contro la monarchia fascista dalle lunghe tradizioni reazionarie; ma bisognò tener conto anche delle riserve e, spesso, delle incertezze di altri partiti coi quali era pur necessario far causa comune di fronte agli stranieri, e allora la lotta contro la Monarchia fu rinviata e sostituita dalla lotta contro il Monarca compromesso con fascismo... Basterà solo che coloro che si sono dichiarati nettamente repubblicani anche nel cedere a esigenze del momento, sappiano restare fedeli al loro punto di vista". La voce repubblicana, organo del Partito repubblicano italiano, 15 settembre 1944, nell'edizione per l'Italia settentrionale, sosteneva che la lotta, dopo aver battuto il fascismo, era "contro la monarchia e contro il capitalismo". "E' la monarchia che ha sempre tradito il popolo e i suoi interessi, è la monarchia che ha tenuto il popolo nell'ignoranza, è la monarchia che si opporrebbe sempre all'emancipazione dei lavoratori, è la monarchia che deve perire". Per Il popolo, organo del partito della democrazia cristiana, 28 febbraio 1945, l'appello di Alcide De Gasperi "agli italiani delle regioni settentrionali" serviva a chiarire la posizione dei democristiani: "La mia impressione è che la maggioranza del popolo italiano, pur accogliendo o invocando un rinnovamento sostanziale della struttura economico-sociale, non vuole andare nè al "sistema" comunista nè al "sistema" socialista. Inoltre mi pare chiaro che l'Italia non vuole nuove dittature nè politiche nè economiche: vuole libertà, concrete libertà della famiglia, della scuola, del comune, della religione, del sindacato, della proprietà, della professione, della vita spirituale ed economica; oggi il popolo italiano vuole innanzitutto "vivere, rivivere, rifarsi, risalire dall'abisso in cui è caduto!": l'unione dei partiti deve essere mantenuta appunto per aiutare il popolo a rimettersi in piedi ed a tale scopo supremo bisogna subordinare tutto, e propaganda e stampa e agitazione politica: chè, se i partiti giocassero a sopraffarsi, farebbero un giuoco miserabile sul corpo mutilato ed esangue della patria". Ma c'è anche chi il problema del potere se lo pone in un'ottica globalmente diverso". L'Unità europea, voce del movimento federalista, maggio-giugno 1944, scrive: "Occorre orientare i nostri sforzi in una direzione diversa da quella dell'unione nazionale. Serenamente, affrontando l'impopolarità di oggi, se necessario, andando contro la corrente, rivendichiamo la formazione di un regime politico intonato ad una politica estera di unificazione democratica europea, ad una politica internazionalista o, per chiamarla col suo nome più moderno, federalista. Se questa politica trionfa, nel governo che ne sarà uno degli strumenti avranno il loro posto tutti coloro che sono sinceramente favorevoli all'unificazione libera dell'Europa, quali che siano le loro ideologie politiche e sociali più particolari; saranno rigettati nell'opposizione tutti i nazionalismi di qualsiasi colore. Questa è l'unica maniera di non essere semplicemente oggetto delle varie influenze delle grandi potenze, ma di poter a nostra volta influenzare l'opinione della Gran Bretagna della Russia, degli Stati Uniti. Si dice comunemente che dobbiamo trovare degli alleati nei laburisti inglesi, nei radicali americani, nei socialisti francesi, nei comunisti russi. Ma se le nostre rivendicazioni democratiche sono limitate al campo della politica interna dell'Italia, e per di più rese equivoche dal tabù dell'unione nazionale, gli uomini di sinistra esteri non sentiranno il bisogno di darci altro che la loro platonica solidarietà ideale. Solo se sappiamo impostare il problema di una rivoluzione democratica italiana che sia forza di propulsione della rivoluzione europea unificatrice, susciteremo all'estero, nelle stesse grandi potenze, delle correnti di simpatia travolgente in nostro favore, simpatia travolgente che tutte le grandi rivoluzioni hanno sempre ottenuto".