I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Storia :: Storia nazionale :: Giornali della Resistenza - Idee forza in una grande guerra di popolo
Indice
Giornali della Resistenza
Idee forza in una grande guerra di popolo
Il problema del potere
La politica e i partiti
La corruzione e il Risorgimento morale
Le donne: si apre un'epoca nuova
Altri argomenti di riflessione
Indice alfabetico dei periodici clandestini della Resistenza Italiana
Indice cronologico dei periodici clandestini
Tutte le pagine

Idee forza in una grande guerra di popolo
Una raccolta di documenti può essere guardata, letta o studiata semplicemente per quello che ha rappresentato. E di per sé queste pagine sono una rappresentazione straordinaria di quanto è avvenuto tra il 1943 e il 1945 in Italia. Ma da una raccolta di documenti possono essere anche tratti alcuni elementi vivi ancora oggi, utili per capire i problemi del presente e a dare suggerimenti su come affrontare il momento contingente. Ecco, pensiamo di poter dire, senza retorica e timore di sbagliare che questa raccolta di giornali della Resistenza (vi furono anche pubblicazioni clandestine di formazioni italiane all'estero. Si segnalano il "Ritorno", settimanale nato il 4/8/45 a Dubrovnik, e poi "Il garibaldino", "La voce del partigiano italiano", "La Fiamma", "L'Unione", il "Notiziario" ad opera dei battaglioni "Garibaldi" e "Matteotti" che agivano in Bosnia Erzegovina Serbia Croazia) offre una sorta di taccuino di idee e valori validi ancora per l'oggi. Attraverso questi fogli il perchè di una lotta si colora di significati, motivazioni, stimoli straordinariamente attuali. I problemi istituzionali, la stabilità delle amministrazioni locali, i temi sociali, la moralità pubblica, il ruolo dei partiti sono argomenti ricorrenti su questi giornali, espressi certe volte in modo elaborato, più frequentemente con immediatezza e senza fronzoli. Al confronto con quanto si legge oggi si coglie un'immediatezza di concetti e di contenuti straordinari. Non c'è solo l'urgenza di problemi immediati come quello di "garantire pane al popolo, questione vitale per ogni donna di casa, per ogni operaio, artigiano, impiegato o professionista", come ricorda La lotta, organo della Federazione comunista di Bologna.
"O di qua o di là", scriveva Il Ferroviere nel febbraio 1945: "Oggi il particolare momento della lotta non permette a nessuno di non parteciparvi. La nazione è divisa ancora per breve tempo tra due governi, quello democratico legale e quello dei criminali, il che rappresenta un bivio verso cui tutti, volenti o nolenti dobbiamo inoltrarci".
"Chi combatte", si legge su Il Partigiano, giornale delle brigate d'assalto Matteotti (15 luglio 1944), "deve conoscere chiaramente il motivo della propria lotta, lo scopo per cui è pronto al sacrificio e la meta che vuole raggiungere: solo a tale condizione troverà in sé la forza che gli darà la vittoria". E vale la pena utilizzare la straordinaria capacità di sintesi del Partigiano per ricordare il significato semplice e chiaro della lotta di cinquant'anni fa: "Noi partigiani combattiamo per liberarci dai nazisti e dai fascisti, ma questo non basta: noi dobbiamo combattere per guadagnarci libertà e dignità, due cose di cui nessuno potrà farci dono; noi dobbiamo combattere per il trionfo delle sole forze sane che rimangono, quelle del lavoro... Noi partigiani combattiamo per abbattere la mentalità e le istituzioni fasciste e per liberare gli italiani dall'affarismo, d.al militarismo e dal nazionalismo che hanno provocato la guerra. Ma questo non basta: noi dobbiamo combattere per la ricostruzione di una società dove ci sia posto solo per chi lavora onestamente...".
E quelli di Noi della Quinta, periodico della quinta brigata della prima divisione "Osoppo-Friuli", il  10 maggio 1945 scrivevano: "Il popolo italiano ha compreso che la causa di tutti i mali che lo opprimono è stata la dittatura: vuole perciò la libertà, la democrazia; noi abbiamo combattuto per conquistarcela per non farcela regalare dallo straniero; e combatteremo contro qualunque tentativo di ritogliercela, di imporci una nuova dittatura. Però per noi un uomo non è libero se non è in condizione di esplicare la propria libertà, cioè non c'è vera libertà se una classe sociale è condannata a vivere miseramente ai margini della società, senza alcuna protezione contro l'arbitrio del più potente; se un figlio di tale classe non può, pur avendone i mezzi intellettuali, farsi una posizione proporzionata per mancanza. di mezzi materiali. Vogliamo quindi una giustizia sociale che permetta ad ogni individuo di esplicare la propria personalità e di conquistarsi il proprio posto nella società. Ma non vogliamo una giustizia sociale meccanica in cui, a detrimento della. libertà, il lavoratore sia solo un numero nell'ingranaggio dello stato capitalista, che eliminato il capitalismo privato si sostituisce ad esso. Nella nuova Italia, che già spunta dalle rovine della guerra, la Giustizia e la Libertà devono essere strettamente unite. Per questo noi combattiamo".

Quelli di Giustizia e Libertà, 10 giugno 1944, dimostrano un pensiero più elaborato: "La nostra ideologia è una sola e la ripetiamo perchè serva di luce e di guida a chi vi collaborerà scrivendo e leggendo; essa consiste tutta nella idea di libertà intesa da noi in un modo più completo e assoluto che non sia fatto da nessun partito finora: libertà piena e assoluta dei cittadini nell'esplicazione, individuale e associata, di ogni loro attività spirituale; libertà dei partiti nel gioco politico finchè l'attività di qualcuno di essi non diventi pericolosa alla libertà stessa; libertà del lavoro in tutte le sue forme intellettuali, tecniche, manuali. Nell'ultima specialmente di queste tre determinazioni dell'idea di libertà sta la forza nuova della nostra ideologia: il lavoro, tutto il lavoro, è forza spirituale in cui si esplica la libertà dell'individuo e insieme la sua funzione sociale; per questo la sua liberazione e quindi l'assunzione da parte di esso di nuova dignità e responsabilità è al centro del nostro programma politico. E' il nostro, un nuovo modo di intendere la lotta sociale: non più esclusivamente lotta di una classe contro un'altra, sebbene essa sia in parte anche questo, ma solidarietà del lavoro che, in tutte le sue forme, è una forza spirituale, nella lotta contro l'asservimento a cui tenàe a sottoporlo il capitale (quello dei privatI come quello dello Stato) ch'è invece forza soltanto materiale. Per questo abbiamo separato l'idea di libertà dalla concezione delliberalismo economico che un tempo le era sempre unita e con la quale essa minacciava di naufragare: non è libertà quella libera lotta fra capitale e lavoro in cui il lavoro, organizzato o no, non avrà mai forza pari a quella del capitale; per questo non vogliamo neanche necessariamente unire la nostra idea della libertà con la concezione di un capitalismo di stato che potrebbe opprimere il lavoro non meno di quello privato.
Democrazia del lavoro o autogoverno del lavoro: ecco la consueta formula politica che assume la nostra idea di libertà; formula nella quale è implicito tutto un programma di autonomia della vita associata nelle sue forme più semplici, fabbriche, aziende, scuole, opere di pubblica utilità e simili, alle più complesse, comuni, province, regioni (è questo il nostro federalismo); di gestione delle fabbriche, aziende agricole, scuole, ecc. da parte di chi vi dedica il proprio lavoro salvi i necessari interventi pubblici a sostegno di tutti i cittadini); di giustizia ed eguaglianza sociale; di restituzione dei beni produttivi alla loro funzione sociale; di cooperazione; di diffusione dei beni della cultura a tutti i cittadini fino al limite necessari perchè divengano capaci di unorientamento autonomo; di apertura dei gradi più alti della scuola a tutti i migliori e non ai privilegiati; d'impiego della ricchezza sottratta al guadagno privato in servizi pubblici, in opere che migliorino ed elevino la vita di tutto il popolo. Nell'idea di libertà intesa nel suo senso più generale è implicita tutta un'altra serie di nostri postulati di politica interna e internazionale; i più importanti ci sembrano l'istituzione di una repubblica italiana che ci liberi daIre tradizioni reazionarie legate alla monarchia sabauda, l'indipendenza della magistratura, la creazione di un organo costituzionale che protegga la libertà da ogni attentato così dei poteri pubblici come dei partiti, l'educazione dei giovani al senso e al rispetto della libertà (nessuna scuola, pubblica o privata, deve far dei giovani strumento prematuro di un partito), la concreta attuazione di una solidarietà internazionale che liberi i popoli dal timore dell'aggressione".