I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

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  • Alain Resnais, Notte e nebbia, 1955
    Notte e nebbiaDocumentario girato da Resnais nei campi di sterminio, così come si presentavano nel 1955, con molti inserti di documenti originali girati nei giorni della liberazione. Un film che fece epoca e che contribuì a sollevare il velo di oblio che copriva i crimini nazisti, ma che fu rifiutato, a causa del suo contenuto, dal Festival di Cannes del 1956.
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  • Joseph Losey, Mr. Klein, 1976
    M. KleinIl protagonista è un cinico antiquario che si arricchisce acquistando i beni degli ebrei deportati. Siamo nella Francia di Vichy, dal gennaio al luglio del '42. Mr. Klein ha un omonimo ebreo e partigiano, ricercato dalla Gestapo. Nel 1942 a Parigi Robert Klein – mercante d'arte che fa affari d'oro acquistando a basso prezzo quadri preziosi da ebrei in difficoltà – viene scambiato per un israelita dallo stesso nome e, contro il proprio interesse, a poco a poco ne assume l'identità. Scritto da Franco Solinas sotto il segno di Kafka, non è, nonostante le apparenze, un film sull'antisemitismo, ma sull'indifferenza, sull'ideologia della merce che si è tradotta nell'ideologia dell'uomo, sostituendola. Il primo è il tema evidente, l'altro quello latente: la sua vera dimensione drammatica è esistenziale più che storica. Splendida fotografia di Gerry Fisher, ottima interpretazione di A. Delon.
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  • Claude Lanzmann, Shoah, 1978
    shoahShoah è un monumentale documentario realizzato da Claude Lanzmann sullo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale. La pellicola, frutto di dodici anni di ricerche e della durata di oltre nove ore, è girata in Polonia nei luoghi dove fu realizzato il genocidio nazista all'interno dei campi di sterminio. Claude Lanzmann intervista sopravvissuti (compresi i membri del Sonderkommando), ex SS e gente del luogo. Il risultato è un'opera di grande importanza storica e di enorme impatto emotivo. Nel film compare un ampio intervento dello storico americano Raul Hilberg, uno dei massimi esperti della storiografia dell'Olocausto.
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  • Claude Lelouch, Tornare per vivere, 1985
    Tornare per rivivereUnica superstite di una famiglia israelita sterminata in un lager nazista, Salomè ha scritto un libro in cui rievoca le sue vicissitudini della guerra, quando, tornata alla villa dov'era rifugiata con la famiglia, volle scoprire chi li denunciò alla Gestapo. Opus n. 27 di C. Lelouch, è un racconto romanzesco di accesa espressività postromantica, di avvincente gusto melodico, ma anche di turgore ampolloso e di virtuosismo traboccante di effetti. Rachmaninov impazza da un capo all'altro del racconto.
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  • Louis Malle, Arrivederci ragazzi, 1987
    arrivederci-ragazziLa pellicola è ambientata in Francia nel Collegio dei Carmelitani Scalzi di Fontainebleau nel gennaio del 1944. Un ragazzo di nome Julien Quentin viene mandato, con il fratello maggiore François in un collegio di religiosi, all'epoca della Seconda Guerra Mondiale. Arrivato in quel collegio trova tutti i suoi compagni insopportabili. La sua vita cambia radicalmente quando conosce un suo coetaneo, Jean Bonnet. Julien lo vede come un rivale, come uno che brilla a scuola, che sa suonare il piano, ecc... Osservandolo meglio nota che è un ragazzo molto misterioso: non riceve mai posta, parla poco, non si mescola mai con i compagni. Così Julien scopre il suo segreto: Jean Bonnet è in realtà Jean Kippelstein, un ebreo che ha trovato rifugio sotto mentite spoglie nel collegio, per sfuggire alle persecuzioni razziali. Presto l'ostilità di Julien si trasforma in curiosità, poi in amicizia. Insieme scoprono di avere in comune tante cose, come l'amore per i libri di avventura, e instaurano un rapporto bellissimo. Tutto procede tranquillo finché Joseph, un ragazzo povero e zoppo che lavora come inserviente dai preti, viene licenziato dopo essere stato scoperto a compiere furti di oggetti presenti nel collegio (in particolare cibo) per poi rivenderli al mercato nero. Il ragazzo così si fa assumere nell'esercito tedesco dove fa la spia ai suoi superiori rivelando la presenza di ebrei nel collegio (si deduce che i tedeschi abbiano imposto a Joseph di rivelargli se nel collegio ci fossero degli ebrei in cambio dell'assunzione di quest'ultimo nell'esercito tedesco). Malgrado i mille sotterfugi inventati dai preti, e disperati tentativi di salvarli, Jean e gli altri, insieme al direttore del collegio, vengono portati via per intraprendere un viaggio che si concluderà solo in un lager. Julien lo guarda allontanarsi e nonostante il sacerdote li saluti dicendo «Arrivederci ragazzi, a presto!», capisce che non lo rivedrà mai più.
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  • Radu Mihăileanu, Train de vie - Un treno per vivere, 1998
    Train de vieNel 1941, per evitare la deportazione, gli abitanti di uno shtetl (villaggio ebraico dell'Europa centrale) rumeno allestiscono un finto convoglio ferroviario sul quale alcuni di loro sono travestiti da soldati tedeschi e partono nel folle tentativo di raggiungere il confine con l'URSS e di lì proseguire per la Palestina, Eretz/Israel, la terra promessa. Ci riescono, dopo tragicomiche peripezie. 2° film del rumeno Mihaileanu, attivo in Francia, è una tragicommedia di viaggio sotto la triplice insegna dell'umorismo yiddish (condito di una grottesca ironia critica verso gli stessi ebrei, i tedeschi, i comunisti), di una sana energia narrativa e di un ritmo di trascinante allegria cui molto contribuisce Goran Bregovic, il compositore preferito di Kusturica, che attinge alla musica klezmer ebraica dell'Europa orientale. Fotografia del greco Yorgos Arvanitis, l'operatore di Anghelopulos e di Laurent Daillant. Colorita galleria cosmopolita di interpreti, dialoghi italiani di Moni Ovadia. Non manca una dimensione poetica, incarnata in Schlomo (Abelanski), lo scemo del viaggio che funge da narratore. L'inquadratura finale può essere la chiave di lettura a ritroso. Premio Fipresci a Venezia 1998, premio del pubblico al Sundance Festival, David di Donatello per il film straniero.
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  • Mathieu Kassovitz, Jakob il bugiardo, 1999
    Jakob il bugiardoTratto da una storia vera, Jacob il bugiardo ha come protagonista uno straordinario Robin Williams che regala al pubblico un ruolo memorabile in quello dell'ebreo Jacob il quale, dopo aver ascoltato per caso (grazie ad una radio tedesca) la notizia secondo cui i russi sono a 400 chilometri dal ghetto della città polacca dove vive, si inventa (suo malgrado) di possedere una radio per donare un po' di speranza ai suoi concittadini.
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  • Gérard Jugnot, Monsieur Batignole, 2001
    Edmond BatignoleEdmond Batignole è un piccolo bottegaio nella Parigi del 1942 occupata dai nazisti. Uomo mediocre, né collaborazionista né perseguitato, approfitta egoisticamente della disgrazia dei vicini – una famiglia di ebrei denunciata alle autorità da suo genero – per occuparne l'appartamento. Quando però Simon, il figlioletto dei vicini fortunosamente scampato alla deportazione, bussa alla sua porta, Edmond si impietosisce e, in modo rocambolesco, aiuta il bimbo a rifugiarsi in Svizzera assieme a due cuginette. Sulle orme di Benigni, Jugnot realizza un film in equilibrio tra gravità e leggerezza, tra impegno civile e gusto romanzesco, rivisitando con emozione uno dei capitoli più controversi della storia francese. Presentato al festival di Locarno, il film ha riscosso in patria un notevole successo di pubblico e di critica. Resterà nella memoria l'affilata caratterizzazione che l'attore-regista offre del francese medio negli anni dell'Occupazione.
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  • Costantin Costa-Gavras, Amen., 2002
    AmenSeconda guerra mondiale: Kurt Gerstein, un chimico ufficiale delle SS realmente esistito, scopre che lo Zyclon B, da lui realizzato per le disinfestazioni, viene utilizzato per eliminare gli ebrei. Sconvolto da questa rivelazione ed essendo profondamente religioso cerca un contatto negli ambienti della Chiesa Cattolica perché lo sterminio venga fermato. Conosce così il giovane gesuita padre Riccardo che è ben introdotto in ambito vaticano. La speranza sta nella parola del Papa che denunci l'abominio. Ma Pio XII, per salvare i cattolici di Austria e Germania, deciderà di tacere. Ispirato al libro Il Vicario che fece scandalo al momento della sua pubblicazione, il film di Costa Gavras vuole esplicitamente riaprire ferite mai del tutto rimarginate. A partire dal manifesto (realizzato da Toscani) che mostra una croce che si distorce in svastica. Di acqua ne è passata da allora sotto i ponti del Tevere ma il silenzio papale pesa ancora come un macigno.
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  • Robert Guédiguian, L'Armée du crime, 2009
    L'armee du crimeNella Parigi occupata dai tedeschi, il poeta armeno Missak Manouchian, che ha visto la propria famiglia sterminata dai turchi, prende la guida di una cellula interculturale di giovanissimi partigiani comunisti. Sono ebrei, ungheresi, polacchi, rumeni, spagnoli, italiani e armeni che rischiano la vita per liberare la Francia dal nazismo e restituirle il titolo di patria dei Diritti dell’Uomo.
    Il film segue il costituirsi del gruppo, l’approdo dei vari affluenti nel corso principale, il passaggio dai piccoli sabotaggi occasionali alle azioni concordate nei dettagli, fino all’attentato d’eccezione e allo smantellamento della banda, ribattezzata dalla propaganda L’armée du crime, con la messa a morte di 22 uomini e una donna.
    Scena iniziale: un gruppo di condannati è trasportato al luogo dell’esecuzione. La macchina da presa li riprende mentre sono ammanettati sulla camionetta della polizia, poi, allarga sulle strade di Parigi piene di gente che vive come se tutto fosse normale.
    L'armee du crimeDue voci fuori campo pronunciano i nomi dei prigionieri e il loro destino: "Missak Manouchian Mort pour la France! Marcel Rayman Mort pour la France! Thomas Elek Mort pour la France! Feri Boczov Mort pour la France! Henri Krasucki Mort pour la France! Olga Bancic Morte pour la France!".
    Siamo nella Parigi sotto l’occupazione nazista e i condannati a morte sono membri di un gruppo della resistenza comunista (Communist Francs-Tireurs et Partisans de la Main d'Oeuvre Immigrée FTP-MOI) che opera nella capitale. Sono tutti cittadini stranieri, immigrés (polacchi, ungheresi, italiani, rumeni, spagnoli, armeni…), in maggioranza ebrei. Il loro capo è Missak Manouchian, poeta e sopravvissuto del genocidio armeno. Responsabile di quasi tutte le azioni di resistenza armata condotte nella regione parigina dal marzo al novembre del 1943, il gruppo è composto di giovani studenti, ex combattenti della Guerra di Spagna, perseguitati politici e operai; uomini e donne che a causa del loro passato di perseguitati, sfruttati, discriminati, hanno saputo comprendere la gravità del momento storico e riconosciuto la necessità di agire. Significativamente, come contrappunto alle azioni partigiane, il film mostra scene della vita normale che la maggioranza dei francesi ha continuato a condurre sotto l’occupazione.
    Alcuni soldati tedeschi fanno i turisti vicino a una Tour Eiffel decorata con emblemi nazisti mentre intorno a loro le famiglie e le coppie passeggiano tranquillamente. In un piccolo giardino municipale un quartetto d’archi composto di soldati in divisa esegue un concerto; la bellezza della musica stride con le uniformi pesanti e gli sguardi marziali ma i parigini stanno lì, seduti ad ascoltare. Questo è il secondo film a tema storico che il regista Robert Guédiguian, francese d’origine armena, ha firmato. Noto in Italia soprattutto per i suoi film sociali ambientati nei quartieri operai di Marsiglia (Marius et Jeanette, La ville est tranquille, Marie-Jo e i suoi due amori ), ha diretto anche Le passeggiate al Campo di Marte dove racconta gli ultimi giorni nella vita di François Mitterand e i suoi oscuri rapporti con il regime di Vichy. Ne L’Armée du Crime, gli stranieri, gli immigrati sono gli unici a sacrificarsi per il bene della Francia. In pochi anni si sono scoperti patrioti imparando ad amare la Francia dei diritti umani e delle libertà. Quando realizzano che quella Francia non esiste più, decidono di impegnarsi e combattere. Guédiguian omette, volutamente, la presenza di tre partigiani francesi che erano nel gruppo per sottolineare il contributo eccezionale dei partigiani stranieri alla resistenza. Il film diventa così necessariamente una riflessione sulla nostra società contemporanea, la questione dell’immigrazione e il ruolo delle minoranze. La gran parte dei resistenti è composta di ebrei che, in fuga dai ghetti dell’Europa orientale, hanno trovato, in Francia, l’uguaglianza. Una condizione che s’infrange con l’arrivo dei soldati tedeschi e si perde per sempre con i rastrellamenti della polizia parigina, la raccolta di 13 mila ebrei al Velo d’Hiver, il campo di Darcy e il viaggio finale ad Auschwitz-Birkenau.
    L'affiche rougeCatturati, i partigiani sono brutalmente torturati e processati in pubblico. Additati come terroristi, criminali, comunisti, cospiratori da cui il popolo francese deve difendersi le loro fotografie sono successivamente pubblicate su un manifesto distribuito in tutto il Paese per creare un clima di paura verso i combattenti della resistenza e gli stranieri. Sul manifesto leggiamo le seguenti parole:

    "Si des Français pillent, volent, sabotent et tuent... Ce sont toujours des étrangers qui les commandent. Ce sont toujours des chômeurs et des criminels professionnels qui exécutent. Ce sont toujours des juifs qui les inspirent. C’est l’armée du crime contre la France. Le banditisme n’est pas l’expression du Patriotisme blessé, c’est le complot étranger contre la vie des Français et contre la souveraineté de la France."

    [Se dei francesi saccheggiano, rubano, sabotano e uccidono…Sono sempre degli stranieri che li comandano. Sono sempre dei disoccupati e dei criminali professionisti a eseguire. Sono sempre degli ebrei a ispirarli. È la banda del crimine contro la Francia. Il banditismo non è espressione di Patriottismo ferito bensì un complotto straniero contro la vita dei francesi e contro la sovranità della Francia].

    Sarà ricordato per sempre come L’Affiche Rouge, immortalato in un poema di Louis Aragon:

    Vous aviez vos portraits sur les murs de nos villes Noirs de barbe et de nuit, hirsutes, menaçants L'affiche qui semblait une tache de sang Parce qu'à prononcer vos noms sont difficiles Y cherchait un effet de peur sur les passants.

    [Voi avevate i vostri ritratti sui muri delle nostre città scuri come le barbe e la notte, irsuti, minacciosi. Il manifesto sembrava una macchia di sangue. Con i vostri nomi difficili da pronunciare si cercava di spaventare i passanti].