I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Filmografia :: Filmografia britannica :: Film britannici
  • Roman Polanski, Il pianista, 2002
    The pianistWladyslaw Szpilman era un pianista di talento, ebreo polacco vissuto a Varsavia durante il periodo dell'occupazione tedesca. Questo film racconta la sua storia vera, narrata dallo stesso Szpilman in un libro scritto subito dopo la fine della guerra.
    Varsavia, 1939. Il pianista sta suonando un brano di Chopin. Continua a suonare, imperterrito, nonostante le esplosioni provenienti dall’esterno si facciano sempre più vicine e minacciose. Ad un tratto, deve fuggire: l’ultima deflagrazione ha fatto esplodere i vetri della sala. Torna in casa. L’arredamento sobrio ed elegante e lo stile della famiglia sembrano dichiarare appartenenza a una raffinata e dignitosa media borghesia. Alla radio s’ascolta la dichiarazione di guerra inglese alla Germania nazista; lo speaker accenna ad una probabile prossima e analoga decisione francese. In casa si brinda alla speranza che la Polonia non sia più sola a fronteggiare il nemico. Non tutto è perduto. Nel frattempo, le truppe naziste marciano per le strade della città.
    In casa del pianista si discute dei problemi economici che attanagliano la famiglia, per via delle sempre peggiori restrizioni e delle sempre più inumane limitazioni alle quali sono costretti gli ebrei: si decide di nascondere gli ultimi denari all’interno d’un violino. Manca poco all’attuazione dell’ennesimo sopruso: l’espropriazione dell’appartamento e il trasloco coatto di 360.000 ebrei nell’area adibita a ghetto. 1940. Tradotti nel ghetto, circondato da mura appena costruite, gli ebrei tentano di tornare a una vita che abbia almeno la parvenza di quella appena abbandonata. Timidamente, si cerca d’avviare attività commerciali e di assicurare i servizi minimi. Nascono giornali clandestini. C’è chi specula sui bisogni dei propri fratelli, e s’accorda coi nazisti per lucrare sui beni primari. C’è perfino chi s’arruola nella polizia ebraica, e vigila al fianco del nemico. Sempre più persone s’ammalano e muoiono. Altre vengono spietatamente freddate dai soldati nemici.
    Tra il 1940 e il 1942 la famiglia del pianista vive arrangiandosi come può, come il resto della comunità. La mutua solidarietà riesce ad alleviare, per quanto possibile, il peso schiacciante delle costrizioni e delle limitazioni; e la quotidiana testimonianza della morte di fratelli innocenti è un’ombra che affligge e lacera ogni cittadino. C’è chi medita una rivolta che nessuno ha il coraggio di organizzare. I nazisti, infine, deportano nei campi di sterminio la quasi totalità della popolazione. Rimarranno solo sessantamila abitanti: tra loro, il pianista, salvato dalla deportazione da un agente della polizia ebraica. Szpilman, separato per sempre dai suoi fratelli e dai suoi genitori, si ritrova solo nel piccolo ghetto: cammina per strade deserte di vita, tra i corpi degli ebrei assassinati e i poveri oggetti delle loro case, sparpagliati in ogni angolo, in uno scenario agghiacciante.
    Lavorerà, fino al 1943, in condizioni disumane. Assistendo, quotidianamente, all’omicidio di altri ebrei. Riuscito a fuggire, inizia a vivere in clandestinità, in una casa poco distante dal muro del ghetto. Da lì assisterà, senza potere o sapere intervenire, all’eroica resistenza degli ebrei, che si faranno massacrare e cadranno armi in pugno, andando a costituire un esempio immortale di coraggio e di valore. L’ultima parte del film è dedicata agli anni vissuti da Szpilman da segregato e da fuggiasco. Sempre più magro e debole, sostenuto da (non sempre) generosi e coraggiosi cittadini polacchi, si ritroverà, nelle battute finali, a incontrare un ufficiale dell’esercito nemico in ritirata: unico essere umano, sembrerebbe, in una legione di feroci assassini.